Nelle raffigurazioni sacre Arezzo è ritratta da Giotto come città da liberare dai diavolo, e da Piero della Francesca come la Gerusalemme Celeste, ovvero città sacra per eccellenza, però in entrambi i dipinti la città viene ritratta come un insieme stereometrico di volumi semplici, che si levano dall’anello delle mura e che seguono l’andamento collinare del suolo. Emerge, in queste immagini, il carattere ascendente della città, quasi un percorso processionale che trova il suo traguardo nella Cattedrale che domina e protegge le case della comunità.

L‘area è posta ad ovest di Arezzo, e si caratterizza per la contrapposizione tra collina e città, tra le ville ed il tessuto urbano periferico. In questo dualismo, che si sviluppa lungo l’asse di via Redi, il progetto si inserisce come collegamento tra il sistema pedecollinare e il sistema urbano, creando una cerniera tra paesaggio naturale e paesaggio antropizzato, o più metafisicamente tra Uomo e Natura.

Il nuovo edificio si presenta come una roccia incastonata nella collina, lo spazio sacro è racchiuso all’interno di un recinto, dove movimenti orografici generano gli spazi chiusi e gli spazi aperti. Il recinto rappresenta la forma archetipa di tutti i santuari ed esprime questa volontà di separazione che traduce, in termini architettonici una concettualizzazione simbolica. Nell’idea di recinto era implicita anche l’idea della ierofania: in quel luogo protetto e circoscritto la rivelazione continuava a manifestarsi.

Dal recinto, come nei quadri di Piero delle Francesca, emergono soltanto il volume dell’aula ed il campanile. Questi sono i due segni emergenti della fabbrica, che fungono da elementi di riconoscimento della stessa. Il campanile è posto in asse con il campanile della Gerusalemme Celeste, e con esso stabilisce una relazione: il Duomo, l’archetipo degli insediamenti religiosi di Arezzo e modello di ogni nuovo Altare eretto nel suo territorio.

Il progetto si compone principalmente di due corpi allungati, tra i quali si apre una piazza. I due volumi sono paralleli, ma l’uno più avanzato rispetto all’altro. Il volume, che contiene l’aula liturgica, si protende verso le case della parrocchia poste di fronte, interponendo tra se e i fedeli, il sagrato.

L’aula liturgica è stata progettata in modo da garantire la più ampia e attiva partecipazione possibile dei fedeli. Al di sopra dell’aula liturgica si eleva una copertura prismatica, sospesa rispetto al basamento. Essa traduce, in termini spaziali, la tensione escatologica del già e non ancora, presentando l’ambiguità di uno spazio chiaramente sospeso, visibile, ma irraggiungibile, quasi a suggerire che “il Paradiso è già presente ma non ancora in forma definitiva”. Un volume che con la sua altezza richiama le architetture gotiche, ma al tempo stesso con la sua pulizia e semplicità geometrica crea uno spazio accogliente ed intimo nel quale il fedele può entrare in contatto con Dio.

L’edificio ha un carattere pietroso e massivo ed è segnato solo da poche ritmate aperture.

Le scelte materiche sono legate alla volontà di creare un complesso unitario attraverso l’utilizzo di pochi materiali: pietra forte per le superfici verticali, arenaria macigno per le pavimentazioni, rame per la copertura dell’aula. Tutte le altre coperture sono trattate come giardini pensili, per favorire l’inserimento paesaggistico nel contesto e per migliorare la climatizzazione degli ambienti.

LUOGO: AREZZOA (AR) ITALIA
ANNO: 2012
PROGETTO: arch Andrea Marchi
TIPO: TESI DI LAUREA